Attacco al governo! ⤵️

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Gli inquirenti hanno ricostruito anche quello che sarebbe stato il sistema di compensi previsto per ogni pratica.

Secondo la Procura, ciascuna richiesta avrebbe fruttato complessivamente circa 6.500 euro, così suddivisi:

  • 5.000 euro destinati al presunto datore di lavoro compiacente;
  • 1.000 euro all’intermediario incaricato di reperire il cittadino straniero;
  • 500 euro all’avvocato coinvolto nella gestione della pratica.

Nel corso delle intercettazioni, gli investigatori avrebbero inoltre documentato l’utilizzo di termini in codice per riferirsi al denaro, come “mandarini”, “caffè” e “caffettino”.

Le intercettazioni e il riferimento a Giorgia Meloni

Tra gli elementi raccolti durante le indagini figurano anche alcune conversazioni intercettate nelle quali uno degli indagati avrebbe commentato l’iniziativa della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Nel giugno 2024 la premier aveva infatti trasmesso alla Procura nazionale antimafia una segnalazione relativa a possibili anomalie riscontrate nelle domande presentate nell’ambito del Decreto Flussi, chiedendo un approfondimento investigativo.

In una delle conversazioni intercettate, un avvocato coinvolto nell’inchiesta avrebbe affermato che quell’esposto aveva determinato un rafforzamento dei controlli sulle pratiche, sostenendo che Meloni stesse “rompendo i coglioni” insistendo sulla necessità di verifiche più rigorose.

Le accuse e la fase delle indagini

L’inchiesta si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari. Le contestazioni formulate dalle Procure di Taranto e Bari dovranno essere sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria nel corso del procedimento.

Come previsto dall’ordinamento italiano, tutte le persone coinvolte nell’indagine devono essere considerate non colpevoli fino all’eventuale pronuncia di una sentenza definitiva di condanna.

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